L’attività estrattiva del marmo, pur rappresentando un’eccellenza del settore lapideo italiano, genera ogni anno grandi quantità di scarti. Una parte di questi residui viene già riutilizzata nell’industria per la produzione di aggregati destinati all’edilizia, in alternativa agli aggregati naturali. Tuttavia, anche questi processi secondari producono nuovi sottoprodotti come frazioni fini, polveri e fanghi, derivanti dalla frantumazione e dalla vagliatura. Ulteriori residui provengono dalla produzione di ciottoli tondeggianti e dalla segagione dei blocchi di marmo, effettuata sia in cava che nei laboratori. Queste lavorazioni generano fanghi, scaglie e polveri non più utilizzabili, che finiscono per accumularsi senza reali prospettive di recupero.

Fanghi di marmo: un potenziale ancora poco sfruttato
Il volume degli scarti è significativo. Nella sola area Apuo-Versiliese, la frazione fangosa raggiunge le 200.000 tonnellate all’anno. A questa quantità si aggiungono gli scarti provenienti dalle lastre rotte e dai laboratori artigiani. Questi materiali, in particolare i fanghi di marmo, presentano oggi pochissimi canali di riutilizzo efficiente. Quando vengono impiegati in altri cicli produttivi, generano ulteriori residui e non contribuiscono alla reale chiusura del ciclo di vita del materiale.

Una soluzione innovativa: il calcestruzzo architettonico a base di marmo
Da questa criticità nasce un’idea innovativa: utilizzare i fanghi di marmo per produrre calcestruzzo architettonico. Si tratta di un materiale cementizio che, grazie alla presenza del marmo, assume anche un valore estetico oltre che strutturale.
Come affermava Vitruvio nel I secolo a.C., il marmo può diventare “pietra fluida”. Oggi questo concetto prende forma nella possibilità di realizzare manufatti in “marmo liquido”, reinterpretando una risorsa storicamente utilizzata per statue, pavimentazioni, rivestimenti, vasche, fontane e altri elementi architettonici.
Il calcestruzzo è il risultato di una reazione chimica in cui il cemento, attraverso l’idratazione, lega materiali inerti. Il fango di marmo, con un’umidità media del 20%, può essere miscelato senza aggiunta d’acqua, evitando così un aumento del rapporto acqua/cemento che ne comprometterebbe la resistenza.
Attraverso test di laboratorio e prove semi-industriali, è stato sviluppato un additivo specifico capace di agire sulle proprietà colloidali del fango. La formulazione, basata su una combinazione di principi attivi, induce una repulsione elettrostatica tra le particelle, favorendo la deflocculazione e trasformando il composto in un sistema omogeneo e lavorabile.

Prestazioni del calcestruzzo ornamentale
Il risultato è un impasto fluido, costituito da una sospensione stabile di aggregati, fango di marmo e pasta cementizia. Questo materiale consente la realizzazione di getti di diverse forme e dimensioni, mantenendo alti livelli di:

resistenza meccanica

durabilità

impermeabilità

lavorabilità

resistenza al fuoco

Il calcestruzzo architettonico con fango di marmo rappresenta quindi una concreta opportunità per lo sviluppo di materiali da costruzione sostenibili, riducendo l’impatto ambientale degli scarti lapidei e valorizzando risorse altrimenti inutilizzate.

Lo Studio Progettoqualità, attivo nella ricerca e sviluppo di materiali innovativi, è disponibile per elaborare mix design personalizzati in funzione delle caratteristiche del fango di marmo disponibile presso le aziende interessate.